Gaudiano: l’artista e l’ispirazione

Gaudiano Open Stage

Gaudiano: l’artista e l’ispirazione

Il giovane artista pugliese concorrente a Sanremo Giovani 2021 si racconta alla community di Open Stage 

Benvenuti a tutti giovani artisti e appassionati di musica! Questo sarà il primo di una serie di articoli che nascono per dare spazio e voce ai nuovi talenti italiani. Ora più che mai pensiamo ci sia bisogno di una ventata di aria fresca, che porti novità e voglia di ripartire. Per questo motivo abbiamo parlato con Gaudiano, un giovane artista delle nuove proposte della 71° edizione di Sanremo Giovani, che in questi giorni avrà il “privilegio assoluto”, come detto da lui stesso, di poter esibirsi sul palco del teatro Ariston, in questo momento così difficile per lo spettacolo. 

Abbiamo avuto la possibilità di poter parlare con Gaudiano della sua musica e di cosa vuol dire ispirazione per lui, e ovviamente di scambiarci le prime impressioni sul festival! 

 

Ciao Gaudiano, piacere di conoscerti! Intanto come stai? Come ti stai vivendo l’esperienza del Festival di Sanremo? Cosa ti aspetti? 

Mi aspetto sicuramente una settimana piena di impegni, tutto quello che contorna Sanremo è molto impegnativo per gli artisti, sono preparato a una settimana bella intensa. Sotto il punto di vista prettamente musicale, mi aspetto di centrare l’obiettivo, di portare sul palco del teatro Ariston la mia canzone, il mio messaggio e, insieme alla mia storia, le storie di tutte le persone che hanno vissuto la mia stessa esperienza o in prima persona o indirettamente. 

 

Cosa e chi ti ha ispirato di più nella composizione della tua musica? 

L’ispirazione è il punto di partenza, bisogna essere ispirati e coltivare l’ispirazione perché è da lì che parte la creazione di una canzone o di un progetto musicale. Io ritengo che non bisogna però forzare questo tipo di ispirazione perché altrimenti si rischia di andare su un terreno dal quale poi è difficile uscire. Di solito faccio riferimento alla mia vita, ai rapporti umani, a quello che ne deriva e difficilmente attingo da storie altrui o da momenti inventati di vita che non ho direttamente vissuto io. Perché credo ci sia un nesso di verità da dover seguire, che è proprio quello che deriva dalla nostra vita di tutti i giorni e, siccome la vita ci dà veramente tanto di cui pensare e ragionare, non vedo il motivo per cui si dovrebbe spostare l’attenzione sulle vite degli altri. Credo che l’ispirazione sia qualcosa di magico che ci viene regalato dalla nostra quotidianità di tutti i giorni e che attraverso l’ispirazione si possa arrivare al cuore delle persone. Se si segue questo tipo di procedimento allora la canzone avrà un valore di verità. 

Sotto il punto di vista invece di ispirazione musicale per quello a cui mi rifaccio come musicista, io penso a tutti quegli artisti che ascolto da sempre che rappresentano la loro musica, che non sono semplicemente degli esecutori o degli interpreti, ma la loro storia è strettamente correlata a quello che suonano, suonano quello che sono.  Penso a tutti i gruppi punk-rock che hanno caratterizzato la mia adolescenza, come i Green Day; penso ai musicisti folk che caratterizzano la loro musica riducendola all’anima della canzone, quindi chitarra e voce, piano e voce: penso a Glen Hansard, Damien Rice. Gli artisti che cercano sempre una connessione con lo strumento. 

Per quanto riguarda l’Italia, sicuramente tutto quello che ascoltavo nel periodo della mia adolescenza oggi si riflette parecchio in me: un gruppo a cui faccio sempre riferimento è nella persona di Giuliano Sangiorgi, nei Negramaro, che sono secondo me l’ultimo gruppo pop rock che è riuscito a resistere al cambio della discografia. Ancora oggi sono sulla cresta dell’onda e continuano a produrre dei capolavori magnifici, questo vuol dire che sono degli artisti, non semplicemente dei commercianti. 

 

Come hai capito che quella della musica era la strada giusta? Qual è stato l’evento che ha avuto maggiore impatto sulla tua carriera e che ti ha fatto capire che da una semplice passione, la musica poteva diventare una professione per te?

La professione è arrivata in maniera quasi naturale, nel senso che, una volta che ho iniziato a sperimentare in maniera amatoriale il palcoscenico, ho sentito l’esigenza di dovermi formare in qualche modo per fare miei gli strumenti necessari ad un certo tipo di comunicazione. Oltrepassato quel periodo e avendo acquisito quegli strumenti, ho iniziato subito a lavorare. Io infatti ho studiato in un’accademia di teatro musical a Roma, dove mi hanno formato a 360 gradi e ho iniziato subito a lavorare nelle prime produzioni teatrali: ho fatto “Rent”, “American Idiot”, “Ghost”, “Once”. In questo percorso teatrale è tutto strettamente correlato, perché il mio percorso autorale è sempre andato in maniera parallela, semplicemente non ero mai uscito con qualcosa di mio, anche se ho sempre scritto. Ad un certo punto ho sentito la necessità di uscire e far sentire le mie canzoni alla gente, ma perché finalmente avevo qualcosa di universale da dire, qualcosa in cui far riconoscere le persone. Fino a quel punto era un discorso a binario unico, invece adesso sento di poter accogliere nella mia canzone le storie di tanta altra gente. È lì che scatta qualcosa. Il momento che sicuramente ha fatto da spartiacque nella mia vita è stata proprio la perdita di mio padre, che ha creato un trauma tale da produrre in me una reazione uguale e contraria che è stata appunto quella della musica. 

 

Che consiglio daresti ai giovani artisti come te che vogliono costruirsi una carriera in questo mondo? 

Il mio consiglio è quello di non scoraggiarsi mai, di essere assolutamente i primi ad essere convinti delle proprie potenzialità e su quello che si ha da dire. Nel caso in cui, e potrebbe capitare, non si senta l’esigenza di dover dire qualcosa, questo qualcosa va ricercato dentro di noi. Credo che un artista in generale debba pescare dentro di sé le cose e il motivo per il quale iniziare ad esternare qualcosa. Non c’è via di scampo, non ci si può mentire. Nel momento in cui iniziamo a fare delle cose fittizie, artefatte, costruite, dopo poco i nodi vengono al pettine. L’arte è assolutamente esternazione e trasformazione di quello che siamo noi, di tutte le sfumature che compongono la nostra anima, il nostro io interiore. Queste sfaccettature sono preziosissime per la comunicazione perché ci permettono di entrare in empatia con migliaia di persone senza che ci sia bisogno di un Wi-Fi. Noi siamo i router naturali della nostra anima, quindi in qualche modo bisogna necessariamente pescare dentro di sé per avere qualcosa da dire e raccontare. 

 

Cosa pensi della situazione attuale dei musicisti che non possono esibirsi?

La mia situazione in questo momento a Sanremo è di privilegio assoluto. Sotto il punto di vista teatrale la mia ultima esibizione è stata il 23 febbraio dell’anno scorso, questo per dire che ci sono tantissimi artisti, attori, cantanti, ballerini, lavoratori dello spettacolo che sono fermi da un anno e non hanno fatto niente. E niente vuol dire che non ci sono proprio entrati in quei luoghi. Perché ricordiamoci sempre che il lavoratore dello spettacolo ha scelto un tipo di precarietà che fosse però sempre confermato dalla sua voglia di lavorare e di nobilitarsi attraverso il lavoro, così come sancito dalla nostra Costituzione. Per un lavoratore quindi non fare niente ed essere semplicemente mantenuto dallo Stato attraverso i sistemi di assistenzialismo è quanto di più umiliante e avvilente, perché è una categoria che ha bisogno veramente di essere aiutata, ma con una ripartenza. Non c’è possibilità di pensare ad altre soluzioni. Fortunatamente ho visto che è pronosticata una prossima riapertura dei teatri. Ormai le stagioni sono concluse, ma è già un punto di partenza. Speriamo questa situazione possa finire presto. 

Per quanto riguarda la situazione musicale, io credo che stiamo attraversando un periodo di transizione che sicuramente non sfuggirà ai più sensibili, nel senso che l’artista si nutre anche di questo. Di conseguenza, sentiremo di questo periodo, ne sentiremo parlare nelle canzoni di tutti. Io stesso con “Le cose inutili”, “Acqua per occhi rossi”, ho voluto fare una mia prima uscita proprio in un periodo così particolare come quello che abbiamo vissuto del primo lockdown e delle prime quarantene, e di come questo abbia inciso sui rapporti umani e sull’essere umano in generale. Credo che adesso si debba fare qualcosa, credo che quest’anno la musica debba ripartire, e che le istituzioni abbiano il dovere di farla ripartire, far ripartire un intero settore, un indotto che crea lavoro e fa muovere l’economia attraverso un settore che prende una grandissima fetta del nostro PIL che è quello degli eventi, intrattenimento, spettacolo. Bisogna ripartire quest’anno perché non sia stato vano il messaggio di ripartenza che Sanremo vuole lanciare

 

Gaudiano si esibirà sul palcoscenico di Sanremo con la canzone “Polvere da Sparo”, ecco qui il video: